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Turismo organizzato incoming: 5,7 miliardi di fatturato nel 2012

Data: 07-03-2014
Autore: Serv. Osservatorio Nazionale del Turismo - Redazione ONT

Nel 2012 il turismo incoming organizzato ha generato, nel nostro Paese, un fatturato totale di 5,7 miliardi di euro di cui solo il 47,1% (2,7 miliardi di euro) è rimasto in Italia e il restante 52,9% (3,0 miliardi di euro) ha arricchito le economie estere. Questi i principali risultati di una ricerca condotta dal Ciset e dell’Università Ca’ Foscari Venezia, per conto di Confturismo-Confcommercio, presentata in occasione della Bit (Borsa internazionale del turismo) lo scorso 13 febbraio. L’indagine è nata dall’esigenza di misurare l'impatto economico del turismo incoming organizzato sul territorio nazionale e individuarne i fattori che possano incrementare la competitività.
La quota di fatturato che rimane in Italia (2,7 miliardi di euro), che include sia il valore dei singoli servizi di cui si compone il pacchetto turistico (servizi di alloggio, guide turistiche, ristorazione, trasferimenti locali, ecc), sia la remunerazione spettante al tour operator italiano, sale a 4,8 miliardi di euro se si considerano anche le spese extra-pacchetto che i turisti fanno una volta arrivati a destinazione (pari a circa 2,1 miliardi di euro).
La parte di fatturato che va a remunerare la filiera estera (3,0 miliardi di euro) comprende, principalmente, il costo del trasporto effettuato da vettori internazionali (che pesa per il 39% sul costo finale del pacchetto), il mark up del Tour Operator estero e la remunerazione del canale distributivo ad esso collegato.
Riportando gli effetti dell’indagine a un livello microeconomico, si deduce che un turista internazionale che sceglie di acquistare un pacchetto per un soggiorno in Italia e che spende, in media, 1.054 euro, lascia, sul territorio italiano, altri 388 Euro di spese extra. Di questi 388 euro, il 42% circa va alla ristorazione, il 40% allo shopping, il 7% ai trasferimenti locali, l’8% alle altre spese (visite alle attrazioni, guide, ecc.) e appena il 3% all’alloggio (che può riguardare, ad esempio, il pernottamento prima o dopo il tour).
L’indagine si conclude con un’analisi di quattro mercati particolarmente significativi per la domanda di turismo organizzato in Italia, vale a dire Germania, Russia, Stati Uniti e Giappone (insieme generano il 40% circa del movimento turistico incoming totale).
Nel caso della Germania, prima in classifica per arrivi stranieri in Italia, il 54,4% del fatturato dei pacchetti turistici resta nella filiera italiana; quota ancora più alta se si considera la Russia (58,2%; 11,1% punti percentuali in più rispetto alla media). Scendono al 47,9% e al 49,3% del fatturato totale i ricavi netti degli operatori italiani per i pacchetti commercializzati in Usa (primo Paese extraeuropeo per numero di arrivi) e Giappone. Andando ad analizzare però le spese extra a destinazione provenienti da questi Paesi, si nota come i mercati che risultano meno remunerativi per gli operatori italiani siano in genere quelli più remunerativi per il territorio nazionale. Il Giappone, ad esempio, registra spese extra-pacchetto pari 669 euro a ospite, contro una media di 388 euro. Fa eccezione la Russia: il 58% del fatturato sui pacchetti venduti in questo Paese rimane in Italia e, inoltre, i russi spendono sul territorio nazionale circa 800 euro a testa.

Per approfondimenti:http://virgo.unive.it/ciset/website/it/conferenze/conferenze-nazionali-2013

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