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Enogastronomia italiana di qualità

Data: 04-06-2012
Autore: Serv. Osservatorio Nazionale del Turismo - Redazione ONT

Nel corso degli ultimi anni si è assistito alla diffusione di una cultura dell’alimentazione che privilegia la qualità e le produzioni tipiche locali nel contempo si sono affermate nuove tendenze e motivazioni anche nella domanda turistica: vacanze brevi nel week end, sviluppo di forme di turismo di nicchia contrapposte al turismo di massa, desiderio di entrare a contatto con il territorio e le sue tradizioni, diffusione di una coscienza ambientalista e naturalistica. Questi fenomeni hanno contribuito ad alimentare una forma specifica di turismo definita, per l’appunto, enogastronomico. Alcune aree del nostro Paese hanno perciò provato a diversificare la propria economia trasformandosi da semplici centri produttivi in località capaci di attrarre flussi turistici facendo leva proprio sulla loro originaria vocazione vitivinicola e gastronomica.
Gli esiti di questa mutazione hanno prodotto, tra l’altro, una rivalutazione delle tradizioni locali, la diffusione di importanti conquiste in materia di qualità della vita e la riscoperta di itinerari storici e culturali al di fuori delle rotte turistiche più battute. La creazione di “strade dei vini e dei sapori” lungo tutta la Penisola è una delle iniziative intraprese in questi anni per diffondere la conoscenza di itinerari e località alternativi ai tradizionali circuiti di vacanza.
Dopo l’attenzione dedicata nelle passate edizioni ai temi dell’evoluzione qualitativa della domanda, la necessità di capitalizzare le conquiste ottenute nel corso di anni ha spinto l’Associazione Città del Vino, in occasione del 25esimo anno di attività, a tracciare attraverso il X Rapporto annuale sul turismo del vino, pubblicato nei giorni scorsi, lo stato di avanzamento del settore proponendo una ricognizione dell’offerta italiana.
La mappatura della vocazione enoica e gastronomica della Penisola è stata condotta sulla base delle citazioni contenute nelle più importanti guide italiane del settore, il Rapporto individua, provincia per provincia, i produttori di qualità, la superficie coltivata a vite da questi ultimi, il numero di bottiglie da essi prodotte; inoltre è stata creata una mappa dei produttori vinicoli “top”, ovvero i più citati nelle guide. Criteri simili hanno ispirato l’analisi della diffusione della ristorazione di qualità.
La sintesi di tutte queste variabili ha dato luogo a una mappatura finale dell’Italia che rende conto del livello di vocazione enogastronomica dei diversi territori che compongono il Paese. La maggior concentrazione di produzione vinicola e ristorazione d’eccellenza si riscontra, secondo l’Associazione Città del Vino, nelle province di Cuneo, Siena, Verona, Bolzano, Firenze, Trento. Il cuneese, in particolare, prevale sulle altre aree del Paese per numero di produttori di qualità (ben 177) e di produttori “top” (77). Il primato della provincia di Cuneo è rafforzato dal secondo posto occupato da Trento, dove, viene prodotto il più alto numero di bottiglie di qualità (quasi 110 milioni). Seguono, nella speciale graduatoria altri capoluoghi di regione come Firenze, Perugia, Ancona o Palermo. Le grandi aree metropolitane di Roma, Milano e Napoli occupano, invece, i primi tre posti della graduatoria relativa alla ristorazione di qualità.

Per approfondimenti: http://www.terredelvino.net/