Mentre la nostra economia continua purtroppo a portare alla luce trend e percentuali certo non rassicuranti per quanto riguarda le sue attuali possibilità di sviluppo, c’è un dato di controtendenza che sarebbe oggi un errore trascurare o minimizzare. Intendiamo riferirci ai dati (confermati, in questi giorni, proprio da Bankitalia) che segnalano il buon andamento del nostro mercato turistico sia sul fronte interno che per quanto riguarda i flussi stranieri. È vero che l’aumento delle presenze soprattutto estere può considerarsi anche strettamente connesso alla crisi di domanda che, a causa dei noti sconvolgimenti, si è avuta nei paesi del Nord Africa e del Maghreb, ma sarebbe un errore sottovalutare le opportunità che questa contingenza ha ora offerto al nostro mercato. Sarebbe pertanto utile programmare politiche di offerta che possano sempre di più intercettare flussi turistici che, nonostante la crisi economica che imperversa in molte parti del mondo, continuino ad avere importanti e significativi aumenti. E tre sono le leve da utilizzare per migliorare le performance del nostro mercato turistico e assicurare a esso una maggiore solidità di impianto: 1) politiche ancor più “aggressive” (per strategia e reperimento di risorse) a tutela del nostro immenso patrimonio culturale, archeologico e museale. Non sarebbe auspicabile, infatti, che le città d’arte e gli altri luoghi di particolare attrazione, abbassassero la guardia. 2) Miglioramento e potenziamento delle infrastrutture e di tutta la logistica dei servizi che sono un elemento determinante per una più efficace programmazione dell’offerta. 3) Una politica fiscale che favorisca, da un lato, nuovi investimenti e, dall’altro, consenta alle strutture oggi esistenti di essere sempre più competitive sia dal lato della qualità dell’offerta che da quello dei prezzi. Tutto questo per dire che anche il settore turistico dovrebbe avere un ruolo importante negli interventi che si intendono ora realizzare per riportare il Paese sulla via dello sviluppo. Anche il turismo fa parte della nostra macroeconomia. Non bisognerebbe dimenticarlo.