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Frena il turismo interno per la morsa della crisi ma tiene la domanda estera

Data: 26-01-2012
Autore: Sezione Comunicazione Redazione ONT

Era prevedibile che l’aggravarsi della crisi economica avrebbe comportato in Italia – come  del resto in altri paesi europei - una contrazione, durante il periodo delle vacanze natalizie e di fine d’anno, della domanda turistica interna. Si tratta però di dati che vanno analizzati con prudenza. In prima istanza perché, secondo i dati a disposizione, nei primi dieci mesi del 2011 la contrazione della domanda interna è stata bilanciata dal buon andamento della domanda estera, con crescita dei flussi in entrata da diversi importanti mercati, sia europei che extraeuropei come Stati Uniti, Australia e Russia. In secondo luogo, poiché si ha motivo di ritenere che su questa contrazione abbiano influito, anche sotto il profilo psicologico, gli effetti prodotti dalla manovra restrittiva (aumento delle tasse e del costo dei carburanti in primo luogo) varata dal Governo. Ci sono buone ragioni, dunque, per affermare che le recenti perdite possano essere, almeno in parte, riassorbite nel corso dell’anno anche grazie ai successivi interventi (le liberalizzazioni di alcune importanti filiere di servizi e varie forme di agevolazioni) a cui si è ritenuto di dare già corso. Anche il mercato, però, dovrà fare la sua parte, impegnandosi a rimodulare la struttura d’offerta in modo che essa corrisponda maggiormente alle esigenze di un consumatore che, suo malgrado, è oggi costretto a stringere i cordoni della borsa.
Sono soprattutto tre i versanti su cui lo Stato, da un lato, e le imprese private, dall’altro, possono intervenire. Il settore pubblico potrebbe anzitutto concentrarsi su una nuova programmazione dell’offerta culturale che, nelle città d’arte così come nei siti museali e archeologici, venga incontro alle esigenze dei turisti con una politica dei prezzi competitiva che al tempo stesso salvaguardi la qualità di servizi. Per ottenere questo risultato, le amministrazioni pubbliche dovrebbero provvedere a elaborare un’adeguata politica di programmazione e di promozione, oggi spesso carente. Le imprese che operano sul mercato dovranno, dal canto loro, puntare sempre di più su pacchetti tutto compreso che consentano, anche nei periodi di alta stagione, prezzi contenuti senza per questo venir meno alla qualità dei servizi offerti. E questo risultato potrebbe essere raggiunto se le piccole imprese – che oggi rappresentano almeno l’80-85% delle strutture turistiche – riuscissero a consociarsi in reti che consentano loro di acquistare a costi più convenienti gran parte dei prodotti di cui hanno bisogno per migliorare e fidelizzare il rapporto con la loro clientela.
Ma la vera chiave è rappresentata dai servizi, la cui carenza è, spesso, accompagnata da un basso livello di efficienza. Uno dei principali ostacoli allo sviluppo del turismo in alcune aree d’Italia, per esempio, è costituito dalle serie lacune nel settore dei trasporti su rotaia e dei collegamenti stradali, che incidono negativamente sul tasso di mobilità. Ed è questo uno dei motivi per cui l’attuale governo ha deciso di dare impulso ad alcune importanti opere infrastrutturali che possano almeno attenuare questo problema. Insomma il mercato, sia per la parte gestita dal pubblico che per quella che è di pertinenza delle imprese, deve affrontare questa crisi rimodulando gran parte delle sue strategie. E farlo al più presto prima che questa crisi morda il turismo ancora di più di quanto non abbia già fatto.